MIMÌ MARIA LAZZARO

MIMÌ MARIA LAZZARO

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Catania 1905-1968

Scultore, pittore, disegnatore, incisore, litografo, affreschista, critico d'arte, polemista e poeta. Dopo il diploma di geometra e un primo interesse, a soli 14 anni, per la letteratura e l'arte di Marinetti, partecipa, artista precoce, dal '22, alle Mostre Internazionali futuriste di Bologna, Ravenna e Torino, con Cangiullo, De Nardis, Marchi, Dottori, Tato, Balla, Panaggi, Depero, Prampolini. Legato al concetto di università delle arti, dalla poesia passa alla pittura, alla scultura, fonda giornali (L'Ascesa è del 1921, L'Albatro è del 1923 , il Fondàco è del 1928 , viene incluso nell'elenco dei poeti e scultori futuristi, collabora con Marinetti e intrattiene con lui una fitta corrispondenza durante i primi anni '20. Giunto a Roma nel 1924, e rimastovi fino al '28, frequenta la Scuola libera del nudo, insieme agli amici Scipione, Mafai, Antonietta Raphael e, dal '26, Mazzacurati, costruendo con loro (in particolare con Scipione e Mafai) un sodalizio e un carteggio che pongono Lazzaro agli albori della Scuola di via Cavour. Nei primi anni '30 iniziano le sue partecipazioni alle Sindacati Siciliane, con Guttuso, Pippo Rizzo, la Pasqualino Noto, alle Quadriennali e alle Biennali. Passando definitivamente dalla pittura alla scultura , influenzato anche dalle ricerche novecentiste e dalle loro stilizzazioni, conosciute tramite le opere di Carlo Carrà e Arturo Martini, Lazzaro approda alla pulizia e alla sintesi della forma sempre più simbolica e stilizzata. Pur continuando un intreccio estetico e suggestivo con gli amici romani, tramite opere che hanno lo stesso respiro cromatico e le stesse strutture formali (databili al '27 sono tre autoritratti, di Scipione il disegno a figura intera, di Malafai l'autotesta e l'autoritratto con bove e toro di Lazzaro; cfr. il carteggio Scipione-Lazzaro in Scipione, Carte Segrete, e in Giuseppe Appella, Scipione 306 disegni). Lazzaro precisa maggiormente le sue scelte artistiche con una vaga drammaticità iconografica nella concezione della coscienza del mondo arcaico siciliano, dalla Magna Grecia pagana e maestosa alla cristianità dolente e cosciente. Durante gli anni Quaranta, Testa di giocoliere (con la quale Lazzaro vince il Premio Città di Milano per la scultura 1941), Ricordo dell'Amante e Figura, tutte dei primi anni del decennio, fanno da cerniera tra la tendenza, degli anni Trenta, ad una struttura frastagliata e increspata, tale da ottenere effetti chiaroscurali, volumi dalle dalle forme più levigate e stilizzate tendenti all'astrattismo e all'essenzialità degli anni Cinquanta, indicate già nel 1952 con Ladro d'arance.