FRANCESCO MESSINA

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Linguaglossa, 1900

Scultore e disegnatore. Studia all'Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova frequentando i corsi di disegno e scultura. Dopo alcuni viaggi all'estero, dove studia la scultura antica e europea, si trasferisce a Milano e insegna all'Accademia di Brera, della quale sarà direttore dal 1936 al 1944. Tra gli anni Venti e gli anni Quaranta partecipa al gruppo di Novecento e, avendo abbandonato la ricerca formale che lo aveva portato verso Martini nella reinterpretazione moderna di canoni classico-naturalistici, come per i ritratti e per i Nudi, Messina si accosta a Corrente. Dopo la parentesi più espressionista, durante gli anni Cinquanta, torna definitivamente a moduli equilibrati, mai abbandonati del tutto, tendenti ad un nuovo classicismo riscontrabile nelle ultime opere, figure intere, come Lavinia. A Milano lo scultore ha costruito, nel 1976, la Chiesa di San Sisto, lo studio-museo che porta il suo nome

LA VISIONE DELLA SCULTURA

, Pochi artisti possono vantare nella propria bibliografia critica nomi cosi illustri, di poeti, scrittori, pittori, come quelli che hanno siglato brani di ammirato commento all'opera di Francesco Messina: da Eugenio Montale a Carlo Carrà, da Giorgio de Chirico a Salvatore Quasimodo, da Giovanni Papini a Eugenio D'Ors da Jean Cocteau a Raffaele Carrieri, da Dino Buzzati a Hans Sedlmayr. Ciascuno di costoro ha trovato nella scultura di Messina qualcosa di diverso. Eugenio Montale vi ha colto "ritmo e leggiadria", "un dono plastico profondo e primordiale". Carrà "pensiero, sogno, fantasia, volontà intuizione". Quasimodo ha lodato la capacità di raggiungere la bellezza dell'aspetto plastico con le forme e finite", De Chirico leggeva un contrasto di forze", nella tensione di "creare una esistenza obiettiva". Eugenio D'Ors ha diviso la scultura in due categorie, quella “della caviglia grossa", “quella caviglia magra"; e ha collocato nella prima Maillol, nella seconda Messina, insieme a Donatello. Per Giovanni Papini, "l'opera di Francesco Messina è l'effetto e la testimonianza della sua vita, di questa successione di ombre e di luci chè la sua vita interiore". "L'art est une vibration immobile" ha scritto Jean Cocteau; ed è questa immobile vibrazione che le sculture di Messina "répandent autour d'elles", come una dolce luce di paradiso. Per Raffaele Carrieri, invece, Messina è consanguineo degli antichi dei; le sue pagane radici sono profonde e infinite, e tutte all'indietro, dove comincia la storia di tutto ciò che esiste". Dei ritratti di Messina, Sedlmayr ha messo poi in evidenza "animazione profonda e spirituale, il cui segreto è soprattutto nella maniera di lavorare gli occhi". Dino Buzzati ha riconosciuto "la coerenza" dello scultore, che "da quarant'anni procede senza quasi mai vacillare". Il tema invariabile della scultura di Messina, lo sappiamo, è la figura umana: una realtà che dunque ritrae non solo l'esterno del mondo, ma anche l'interiorità del suo privilegiato abitatore, l'uomo, e che esalta l'uomo nella testimonianza di una sua immutabile, inalienabile presenza: consanguinea, come diceva Carrieri, degli antichi dei immortali, perché scolpito in quelle stesse forme “immortali” che agli dei diedero i Greci.