FLORIANO BODINI

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Gemonio 1933

Scultore, pittore, disegnatore, incisore e litografo. Dopo il Liceo Artistico e l'Accademia di Belle Arti di Milano, dove è allievo di Francesco Messina, dal 1954 al 1977, insegna al Liceo Artistico di Brera, prima, all'Accademia, poi; dal 1978 al 1987 tiene la cattedra di scultura all'Accademia di Carrara e diventa in seguito, titolare della stessa cattedra alla facoltà di Architettura all'Università di Darmstadt. La sua opera segue una tendenza fantastico-surreale, denotando in più, un interesse fisiognomico e sociale diretto alla realtà umana. Bodini è uno dei pochi scultori della generazione degli anni Trenta ad occuparsi della ritrattistica in maniera continuativa e viscerale. I ritratti, come quello della moglie Wanda, riflettono, quindi una connotazione di racconto allusivo che dal puro plasticismo, pur in forma di “oggetto cesellato”, come in Ritratto di Max, migra verso la realtà metaforica di Ragazza e Cane (simbolo di fedeltà) dove la simbologia e le trame lineari della superficie costruiscono una calligrafia, espressa anche nei disegni e nelle incisioni, che si situa tra la conoscenza e l'assimilazione di una realtà nascosta. Considerato uno dei massimi scultori italiani, realizza, nel 1968, la grande opera lignea di Paolo VI per i Musei Vaticani, dall'intensa tipologia religiosa connotata dalle linee di tensione che già, negli anni precedenti, Bodini aveva svolto con i Crocifissi lignei o i Vescovi, scarnificati e pieni di sacralità.

LA CRITICA

, BODINI, Anche se ormai noto per aver vinto premi e partecipato a rassegne di carattere nazionale, è alla sua prima mostra personale, e questo, per un giovane che operi con consapevolezza, rappresenta un fatto di particolare rilievo. Si tratta cioè di sottoporre a giudizio le premesse del proprio discorso, al quale, in seguito, approfondendolo e ampliandolo dovrà mantenersi fedele. Non un semplice e casuale pretesto per iniziare, dunque, ma un punto preciso, determinato da un processo dialettico. Mi sembra quindi più utile parlare, sia pur brevemente, degli intendimenti della sua arte, del suo atteggiamento di fronte agli altri uomini, che non delle sue qualità poetiche e formali (da questo lato la sua scultura sa imporsi e difendersi da sè). Analizzando i suoi ultimi lavori, si può constatare come Bodini stia entrando nel vivo della problematica propria della sua generazione meglio di quei giovani, scultori e pittori, che ancora credono nella possibilità, nella necessità, di capire, di esprimere l'uomo di oggi com'è, con un linguaggio chiaro, consono, "nuovo" - l'azione di Bodini è lenta, ma decisa. Una convinzione maturata, vissuta, giorno per giorno. Pezzo su pezzo resa concreta. La sua scelta non è frutto di momentaneo entusiasmo. L'ha fatta razionalmente. Nessun caotico spirito d'avventura. Nessuna gratuita volontà di evadere. Una presenza continua, un interrogare ininterrotto – uno sguardo, un gesto, una situazione - nessuna rinuncia. La scultura non è affatto "lingua morta". I limiti non sono dell'arte, ma dell'artista. Tutto ancora si può modellare, scolpire: ritratto, scultura che narri, scultura storica, senza retorica. Soluzioni formali originali, libere da archeologismi, arcaismi, pittoricismi, naturalismi o giochi floreali o sintesi puriste e così via. Scultura viva insomma, interiormente ricca, varia, genuina, sanguigna, di azione, che sia l'autentica testimonianza, la reale espressione plastica, dell'anima, del pensiero, del nostro tempo. Scultura atto di coraggio. Fiamma. Urto scultura. Bodini questo vorrebbe, sapendo pure che ogni piccola conquista la dovrà pagare di persona, che pericoli di varia natura gli si presenteranno di continuo. É appunto questa sua consapevole volontà a garantirci che non scenderà a comodi compromessi anche quando scolpire un uomo diventerà per lui sempre più difficile e calarsi dentro la realtà gli sembrerà impresa quasi impossibile. Giuseppe Guerreschi