AMERIGO TOT

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Csurgò 1909 - Roma 1984

Scultore, disegnatore, pittore, incisore e litografo. Dopo gli studi presso la Scuola Superiore di Arti Grafiche di Budapest, alterna una lunga peregrinazione in Europa, da Parigi, a Berlino, al Nord, con l'iscrizione al Bauhaus di Dessau, dal 1930 al 1932; allievo di Albers, Bayer, Arndt, Meyer, Mies Van Der Rohe e del conterraneo Moholy-Nagy. Spostatosi a Parigi e, nuovamente a Berlino, si imbarca come mozzo per i mari del Nord. Da una prima suggestione astrattista e costruttivista, derivatagli dagli studi al Bauhaus, Tot si avvicina al grafismo drammatico di Otto Dix, frequentando la Scuola di Belle Arti, a Dresda, e dell'arte rivoluzionaria tedesca: imprigionato dai nazisti, le pitture e le sculture di questo periodo sono state distrutte come arte degenerata. Fuggito da un campo di concentramento, arriva, nel 1933, a Roma, vincendo il «Prix de Rome e iniziando il tema della donna incinta e dei sassi, ripetuti ossessivamente negli anni. Il suo primo periodo romano ancora sotto l'influenza degli studi tedeschi e delle impressioni ricevute dalla statuaria classica e barocca, è caratterizzato dalla ricerca della compostezza della forma, simile a quella contemporanea di Zadkine, Picasso, Laurens, Moore e Noguchi, individuata da Tot nei soggetti femminili raggomitolati, in forma di sassi. La sua riconoscibilità e la sua attività gli rendono alcune importanti committenze romane come il frontone, in alluminio anodizzato, della grande pensilina esterna della Stazione Termini, nel 1951, la porta del salone delle conferenze della FAO, la parete bronzea al Ministero dell'Agricoltura, il portone del Museo Etnografico dell'EUR, le pareti del Palazzo dell'ACI e del Palazzo dello Sport e, il pastorale del Papa, realizzate, la maggior parte, con segni grafici astratti. Tot, passa, in questi anni, attraverso la ricerca dell'incidenza luminosa sui materiali e sulle possibilità di questi, ricerca già individuata nei disegni degli anni '30 -'40 dove la figura femminile diventa oggetto di riflessi contrastanti di luci e ombre.