SERGIO VACCHI

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Castenaso di Bologna 1925

Pittore, disegnatore, scultore, incisore e litografo. Autodidatta e influenzato inizialmente dalle ricerche cubiste; arriva all'astrazione e dalla metà degli anni '50, all'informale rappresentando corpi organici brutali tramite la materia e il colore. Trasferitosi a Roma, nel 1959, si avvicina nuovamente alla figurazione pur rimanendo legato alle immagini deformate di Bacon, Dix in generale, di tutto l'espressionismo nordico. Le opere degli anni '60 risentono di questa estetica e impegnato in una denuncia del potere della Chiesa con il ciclo del Concilio (1962), dello Stato con La morte di Federico II (1966) e della Scienza con Galileo Galilei semper (1967), Vacchi si inserisce nel dialogo attuale sull'arte impegnata. In contraddizione con i tempi di contestazione, a fine '60, rientra nella ricerca intimista con il ciclo del Pianeta, 1968-73, dove l'uomo, in solitudine, contrasta con una natura degradata e drammatica in forme a volte naturali e reali, a volte surreali e deformate, e il ciclo delle Piscine lustrali, del 1974, immagini sensuali, erotiche e visionarie con il superamento dell'impegno drammatico precedente. Dalla metà degli anni '70 Vacchi si muove in un campo poetico delimitato dalla visionarietà e dalla ricerca cromatica luminosa e brillante, in un mondo irreale e onirico fino alle Stanze della Nekya, ciclo realizzato nel 1986, manifesto del suo isolamento crescente, e agli ultimi ritratti, di amici e personaggi amati, come Proust, Beckett, Dix, Arcangeli, Bacon, Testori, tutti al limite del disfacimento.